| Cercatrice di Perle |
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RITRATTO DI SILVIA CORTI
L'importante è creare, da quando ha trovato delle antiche rosette muranesi Silvia Corti realizza collane mescolando gli elementi più diversi per forma e colore. Un particolare colore delle pareti riprende le tonalità della Plumbago, pianta rampicante dai fiori azzurri
"E' nato tutto per caso", racconta Silvia Corti, durante un viaggio in Marocco. Era il 1989 e sulle bancarelle variopinte e caotiche del souk di Marracakesh, Silvia vide dei grani. Sei perle di chevron, o meglio "rosette", che custodisce ancora gelosamente. "Il mio portafortuna", dice. "E' stata quella molla che mi ha fatto diventare un'appassionata ricercatrice e studiosa di rosette. L'incontro poi con Ercole Moretti, titolare di un'antica fornace vetraia buranese, mi ha entusiasmato con i suoi racconti e ho così intrapreso un percorso di vita che mi ha portato a oggi". Le perle Chevron rappresentano la vita, il lavoro, l'origine del suo slancio creativo. Silvia Corti, infatti, è l'anima di Grani e Vaghi, atelier di bijoux ricercati immersi nella Chinatown milanese. I termini "Vaghi" e "Grani" sono sinonimi e insieme danno origine al nome moderno del negozio che cela in realtà una storia antica e affascinante. L'origine delle rosette infatti risale alle Repubbliche marinare, quando, create dalle fornaci muranesi, queste sfere di vetro colorate erano usate come moneta per i commerci della Repubblica di Venezia con l'Oriente. La rosetta viene ancora prodotta in diverse centinaia di varietà ed è una perla ottenuta dal taglio di una canna di vetro forato, colorata e arrotondata. Diverse una dall'altra per forma e colore, hanno ispirato le collane di Silvia, stravaganti ed estrose: i grani si mescolano a pregiate canape, a fiori, campanellini, bacche e persino caramelle. I primi gioielli Silvia li ha creati per le sue amiche, ma dopo ripetute conferme ha deciso di seguire l'istinto e creare, nel 1992, Grani e Vaghi. La vetrina è la prima cosa che rapisce, rimandando all'allure di certe boutiques parigine. Allestita come una scenografia teatrale, un mondo che Silvia conosce bene visto il suo passato d'attrice. Fungono da quinte alcuni vestiti dal marchio omonimo, e da palcoscenico un letto di sassolini di vetro mischiati a grani di varie forme, materiali e colori, su cui vengono posate le gioie di Silvia. Le collane sembrano brillare sulla superficie creata ad arte per loro e la luce riflessa dai vetri avvolege il tutto in un'aura magica. Una volta entrati nel negozio la suggestione continua: lo spazio allestito con oggetti di recupero scovati nei mercatini; i mobili risalgono all'inizio del secolo scorso, alcuni proveniente da una cartoleria, un altro da una macelleria. Ovunque appigli e ganci, per fare posto a moltissime collane, tutte diverse, tutte ammantate di fascino rétro. I gioielli sono caratterizzati da una ricerca di semplicità unita a estro e rigore. La creatrice sottolinea i preziosi materiali con intrecci che li fermano e racchiudono. Dietro il negozio, l'atelier dove contenitori di vetro, posti su mobili in ferro battuto misto a midollino, lasciano intravedere perle di vetro insieme a sfere di terracotta, legno, ceramica e metallo. In questo piccolo spazio, sedute a un tavolo circolare, Silvia e le sue collaboratrici creano gioielli originali. Così in uno scenario caldo e accogliente le clienti si possono fermare a chiacchierare, a provare e guardare i gioielli, magari elaborandone di nuovi, personalizzati e, una volta di più, unici.
di Silvia Micaela Reppa - Marie Claire |
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Le rane in ceramica sono la sua passione. Sono appoggiate sul bancone, l'ultimo arrivo proviene da una macelleria torinese. Tutt'intorno girocollo e creazioni firmate Granievaghi.